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Teoria: molti mondi, albero e convergenze

La simulazione many-worlds mette a confronto tre ipotesi: i regimi «Albero», «Convergenza classica» e «Convergenza quantistica». Qui sono descritte con le notazioni di js/model.js e, per ognuna, si separa la teoria pubblicata dalle ipotesi di lavoro del simulatore. I riferimenti tra parentesi quadre rimandano alla bibliografia in fondo. Uso e parametri: many-worlds-simulation-guide.it.md; versione inglese: many-worlds-convergence-theory.en.md.

1. Il punto di partenza: la misura quantistica

Uno stato quantistico evolve in modo deterministico e lineare (equazione di Schrödinger). Se si misura un'osservabile con N esiti possibili, la regola di Born dà all'esito c la probabilità |a_c|², dove a_c è l'ampiezza della componente c [Born 1926]. Nella formulazione standard la misura è un secondo tipo di evoluzione, discontinua: lo stato «collassa» sulla componente osservata [von Neumann 1932]. Le tre ipotesi simulate rispondono in modo diverso alla domanda «che fine fanno le altre N−1 componenti?».

Il simulatore riduce tutto al minimo. A ogni passo t ripete la stessa misura con N esiti equiprobabili (c = 0, …, N−1), e un mondo porta con sé solo il suo record k = Σ c, la somma degli esiti. Il grafico mostra il record centrato, x = 2k − (N−1)·t, così la distribuzione parte da x = 0 e resta simmetrica.

2. Regime «Albero»: l'interpretazione a molti mondi

2.1 La teoria

Everett [1957] propose di eliminare il collasso. La funzione d'onda universale non si riduce mai e dopo una misura anche l'osservatore è in sovrapposizione, con una copia per esito. Ogni copia ha una memoria («relative state») coerente con il proprio esito e non può accorgersi delle altre. Il nome «many worlds» e la diffusione dell'idea si devono a DeWitt [1970; DeWitt e Graham 1973].

I rami diventano indipendenti per decoerenza. L'interazione con l'ambiente (fotoni, gas, apparati) lega ogni esito a stati dell'ambiente quasi ortogonali, e in tempi brevissimi i termini d'interferenza tra rami diventano inosservabili [Zeh 1970; Zurek 1991, 2003; Joos e altri 2003]. Nella versione moderna dell'interpretazione i «mondi» sono strutture emergenti nella funzione d'onda, individuate dalla decoerenza, e non vanno postulati [Wallace 2012; Saunders e altri 2010; Vaidman 2021].

2.2 Il modello nel simulatore

Il regime «Albero» si limita a contare. Ogni misura moltiplica i mondi per N, e dopo t misure ci sono

treeWorlds = N^t

mondi distinti, ciascuno di peso (modulo quadro dell'ampiezza) N^(−t) e identificato dalla sequenza di esiti (le cifre in base N dell'indice del nodo). Il colore dei nodi e l'istogramma in basso mostrano come i mondi si distribuiscono sul record k: la frazione con record k è il coefficiente multinomiale diviso N^t, cioè la probabilità classica del regime successivo. Passando il puntatore su un mondo si evidenziano quelli con lo stesso record, che nell'albero restano distinti anche se il loro «contenuto» è identico.

Il limite di 4096 nodi (T ≤ 12 per N = 2) è solo grafico.

3. Regime «Convergenza classica»: i mondi con lo stesso record sono lo stesso mondo

3.1 L'ipotesi

Il simulatore esplora l'ipotesi che la struttura non sia un albero. Due rami che arrivano nello stesso stato (qui: stesso record k allo stesso passo t) sono un solo mondo. Il grafo dei mondi diventa un reticolo con

distinct = (N−1)·t + 1

nodi al passo t invece di N^t: crescita lineare, non esponenziale.

L'idea non fa parte dell'interpretazione a molti mondi standard, ma tocca la letteratura in più punti:

3.2 Il modello nel simulatore

Se le probabilità dei rami che convergono si sommano senza interferenza, il record fa un cammino aleatorio classico [Feller 1968, cap. III]: a ogni passo si aggiunge un c uniforme in {0, …, N−1}. Il numero di sequenze di esiti che arrivano al nodo k (paths) segue la ricorrenza

paths_{t+1}(k + c) += paths_t(k)        per c = 0, …, N−1

(per N = 2 è il triangolo di Pascal e il reticolo è la tavola di Galton), e

pClassical(k, t) = paths_t(k) / N^t
flowClassical[c] = pClassical / N

c ha media (N−1)/2 e varianza (N²−1)/12, quindi x = 2k − (N−1)·t ha media 0 e deviazione standard

sigmaClassical = sqrt( t · (N²−1) / 3 )

cioè σ = √t per N = 2. La distribuzione si allarga come la radice del tempo (diffusione) e per il teorema del limite centrale tende a una gaussiana. Anche il numero efficace di mondi 1/Σp² (effectiveClassical) cresce come √t.

4. Regime «Convergenza quantistica»: le ampiezze dei rami convergenti si sommano

4.1 La teoria

Se due rami si riuniscono davvero nello stesso stato, la meccanica quantistica non ne somma le probabilità. Si sommano le ampiezze, e la probabilità è il modulo quadro della somma. È il principio di sovrapposizione nella forma della somma sui cammini di Feynman [Feynman 1948; Feynman e Hibbs 1965]: l'ampiezza di arrivare in un punto è la somma delle ampiezze di tutte le storie che ci arrivano, e storie diverse interferiscono. Con la decoerenza l'interferenza sparisce e si torna al regime classico; senza decoerenza i rami possono cancellarsi o rinforzarsi.

L'interpretazione a molti mondi ha discusso esplicitamente la possibilità di far interferire di nuovo rami «già separati» di una misura. Deutsch [1985] propose un esperimento ideale: un osservatore (un calcolatore quantistico) compie una misura, ne registra l'esito e poi viene fatto interferire con sé stesso, il che mostra una differenza osservabile tra collasso e assenza di collasso. Hanson [2003] studiò invece cosa succede alla regola di Born se i mondi di piccola ampiezza vengono «maciullati» (mangled) dall'interferenza con mondi più grandi. In entrambi i casi la convergenza dei rami è una possibilità teorica e non descrive la dinamica ordinaria degli oggetti macroscopici.

4.2 Il modello nel simulatore: cammino quantistico a moneta

Per propagare un'ampiezza su un reticolo in modo unitario si usa di solito il cammino quantistico a moneta (coined quantum walk) [Aharonov, Davidovich e Zagury 1993; Meyer 1996; Ambainis e altri 2001; Nayak e Vishwanath 2000; Kempe 2003; Venegas-Andraca 2012]. Sommare direttamente le ampiezze dei rami che convergono non basta, perché la mappa risultante non conserva la norma. A ogni nodo si aggiunge allora un grado di libertà interno con N componenti, la «moneta», che qui coincide con l'esito dell'ultima misura.

Lo stato al passo t è l'insieme delle ampiezze complesse ψ_t(k, c). Un passo è fatto così:

  1. moneta: in ogni nodo si applica la matrice unitaria U, qui la trasformata di Fourier discreta (funzione dftCoin)

    U[c][d] = exp(2πi · c · d / N) / sqrt(N)

    che per N = 2 è la matrice di Hadamard; la moneta DFT è la scelta usuale per monete a N > 2 facce [Mackay e altri 2002; Tregenna e altri 2003];

  2. spostamento: la componente c si sposta al nodo k + c:
    ψ_{t+1}(k + c, c) = Σ_d U[c][d] · ψ_t(k, d)

Lo stato iniziale è ψ_0(0, 0) = 1. Le letture sono

pQuantum(k, t)  = Σ_c |ψ_t(k, c)|²
flowQuantum[c]  = |(U ψ_t(k, ·))_c|²       (probabilità che esce lungo l'esito c)

I rami che convergono in un nodo arrivano in componenti diverse della moneta e si incontrano nella moneta del passo successivo: lì le ampiezze si sommano e interferiscono. La somma delle probabilità resta 1 a ogni passo. Nel grafico i nodi con pQuantum < 10⁻⁹ sono vuoti e gli archi con flowQuantum < 10⁻⁹ tratteggiati: sono i rami cancellati dall'interferenza (suppressedNodes, suppressedEdges).

Per N = 2 il modello è il cammino di Hadamard, di cui si conoscono i valori esatti: al passo 3, sui record x = −3, −1, 1, 3, le probabilità sono 1/8, 5/8, 1/8, 1/8 [Kempe 2003, §3]. La distribuzione è asimmetrica perché lo stato iniziale |0⟩ della moneta non è simmetrico, una proprietà nota del cammino. Il cammino di Hadamard con stato iniziale localizzato coincide anche con la «scacchiera di Feynman», la discretizzazione dell'equazione di Dirac in 1+1 dimensioni [Feynman e Hibbs 1965, problema 2-6; Meyer 1996].

4.3 La differenza osservabile: allargamento balistico

Il risultato principale della teoria dei cammini quantistici è che la deviazione standard cresce linearmente con t (propagazione balistica), mentre nel cammino classico cresce come √t [Nayak e Vishwanath 2000; Ambainis e altri 2001]. Il teorema del limite di Konno [2002] dà la forma della distribuzione: due picchi sul fronte, non gaussiana. Nel simulatore sigmaQuantum cresce come ≈ 0,46·t per N = 2, e effectiveQuantum (numero efficace di mondi) cresce linearmente invece che come √t. Valori calcolati da buildLattice e statistics:

NtDmondi dell'alberonodi distintin. efficace classicon. efficace quantisticoσ classicaσ quantistica
24001,1·10¹²4111,2511,666,3218,40
2400,31,1·10¹²4111,2515,486,3211,53
24011,1·10¹²4111,256,756,325,80
34001,2·10¹⁹8118,3534,5810,3328,35
43001,2·10¹⁸9121,7734,8612,2529,01

(seme 1; per N = 2 e D = 0 il numero efficace quantistico è vicino a quello classico perché la distribuzione di Hadamard concentra molta probabilità sui due picchi).

5. Il disordine di fase: dal quantistico al classico

Il parametro D ∈ [0, 1] moltiplica le ampiezze di ogni nodo, prima della moneta, per una fase casuale e^{iφ} con |φ| ≤ π·D, estratta a ogni passo da un generatore con seme (seededRandom). L'evoluzione resta unitaria, ma i rami che convergono arrivano con fasi relative casuali. È un modello minimo di decoerenza: l'ambiente «segna» ogni ramo con una fase che l'altro ramo non conosce.

La letteratura sui cammini quantistici distingue due casi:

Il simulatore usa il disordine dinamico. Per D → 1 sigmaQuantum torna a crescere come √t (≈ 0,93·√t per N = 2, contro √t del regime classico), i nodi vuoti e gli archi tratteggiati cambiano con il seme e l'istogramma si avvicina al contorno classico. D interpola quindi tra il regime 4 (D = 0) e una versione «rumorosa» del regime 3. È la stessa transizione con cui, nell'interpretazione a molti mondi, la decoerenza rende i rami di fatto indipendenti [Zurek 2003].

6. Che cosa il modello non dice

Riferimenti bibliografici

Interpretazione a molti mondi e decoerenza

Storie consistenti e grana grossa

Misura, regola di Born, somma sui cammini

Cammino aleatorio classico

Cammini quantistici

Disordine, decoerenza e localizzazione nei cammini quantistici